Note geologiche

QUANDO SAN MASSIMO ALL’ADIGE ERA … NELL’ADIGE

a cura di Giorgio Chelidonio

La storia geologico-ambientale della porzione di pianura atesina su cui é sorto l’abitato storico di S.Massimo risulta ad oggi insufficientemente nota e/o divulgata, ma una semplice osservazione della “Carta geologica del territorio del Comune di Verona” (De Zanche V., Sorbini L., Spagna V, 1977), prezioso strumento di conoscenza tuttora semisconosciuto ai veronesi, ci mostra S.Massimo affacciato sul bordo di una antica scarpata fluviale (con andamento N/S e successiva ansa curvilinea verso Est) che sale dalle quote di 58-61 metri s.l.m. di Via S.Marco ai 75-82 metri s.l.m. di Via Lugagnano.

Questa morfologia rappresenta il margine S/W della riva destra dell’Adige tardo-preistorico, che divagava su un alveo ampio circa 4 km nel tratto posto fra S.Massimo e Ponte Pietra.

Tentando di riassumere una breve descrizione divulgativa di questa antica porzione di pianura articolata in vari terrazzamenti fluvio-glaciali, per quanto riguarda gli strati superficiali si può distinguere:

la “spianata di S.Zeno” dove le ghiaie atesine risultano ricoperte da uno spessore di limi, di origine sia fluvio-glaciale che eolica (i cosiddetti löess, polveri diffuse dai venti durante le fasi climatiche aride glaciali), anche di 3 metri;
la porzione di “alta pianura”, posta fra S.Massimo e Via Lugagnano, nella cui stratigrafia i primi 50 cm. circa dovrebbero corrispondere a terreni argillo-sabbiosi bruno-rossastri contenenti ciottoli atesini (rocce metamorfiche) alterati e associati alla dissoluzione quasi completa di quelli carbonatici (rocce sedimentarie).

Per quanto riguarda l’età di questi due principali elementi morfologici del paesaggio locale, numerose osservazioni effettuate nel territorio comunale di Verona successivamente alla pubblicazione della suddetta carta geologica ne suggeriscono la formazione dovuta a sedimentazioni alluvionali post-glaciali:

successive al III millennio a.C. per la “spianata di S.Zeno”, cioè al grande alveo scavato dal grande Adige tardo-preistorico al cui corrente aveva invaso anche le porzioni meridionali dei fondovalle lessinei, come risulta dalle ghiaie deposte al centro della bassa Val Pantena (es. a S.Felice Extra, a quote di circa 60 metri s.l.m.);
posteriori a 14.500 anni fa circa, data oggi proposta per l’inizio della deglaciazione dei territori sud-alpini.

Risulta intuitivamente comprensibile che lo scioglimento (rapido in termini geologici) dei ghiacciai del Garda e dell’Adige (quest’ultimo raggiungeva sopra Trento i 1500 metri di spessore) possa aver deposto il grande conoide ghiaioso a sud di Rivoli, e che si raccorda con le morene gardesane nell’alta pianura (nel nostro caso fra S.Massimo, Lugagnano e i primi rilievi , morenici di Sona).
Il limitato spessore di alterazione può essere riferito alla pedogenesi (dissoluzione bio-chimica dei calcari derivata da acidi umici prodotti da coperture forestali più o meno intense, più o meno prolungate) avvenuta nella fase climatica temperata-calda-umida detta “Atlantico” o “optimum climatico” (fra 6200 e 4700 anni fa circa, corrispondente alla massima espansione sia del querceto misto e che del limite forestale oltre i 2000 metri di quota).

Ma un ben più antico e complesso “paesaggio sepolto” sotto le alluvioni terrazzate atesine é suggerito da:

i 350 metri di sedimenti alluvionali che a Villafranca (pozzo Agip aperto a quota 60 metri s.l.m.) coprono le sabbie marine deposte nel “golfo” che ancora 1,43 milioni di anni costituiva la continuazione N/W del mare Adriatico;
il non raggiungimento di strati rocciosi in nessuna perforazione per pozzi nell’area comunale in destra Adige, evidenza che ha fatto ipotizzare uno spessore di almeno 200 metri di sedimenti alluvionali corrispondenti ai depositi atesini degli ultimi 500 mila anni circa. A questo proposito pare utile ricordare che negli ultimi 740.000 anni la Terra ha subito 8 principali oscillazioni climatiche;
la lunga “fascia di deformazione” neotettonica (quella che si é supposto legata al “terremoto di Verona” che il 3 gennaio del 1117 distrusse quasi tutti gli edifici urbani) orientata N/W-S/E sepolta nei depositi alluvionali sotto al limite attuale fra collina (es. le rocce mioceniche che affiorano a nord di Via Mameli) e la pianura atesina post-glaciale. Questa antica frattura geologica é probabilmente collegata al duplice influsso della subsidenza del bacino padano, sotto cui la crosta terrestre tuttora sprofonda ad una velocità media stimata di 1 metro ogni mille (CARMINATI, DOGLIONI E SCROCCA, 2006), e il contemporaneo sollevamento alpino.

Infine, la “Carta di morfoconservazione a indirizzo geotecnico del territorio comunale di Verona” (DE ZANCHE V., SORBINI L., SPAGNA V., 1977) evidenzia nettamente (fig. 2) un paleo-alveo sepolto proprio sotto il margine dell’antica scarpata fluviale su cui si affaccia l’abitato di S.Massimo, oltre ad alcuni tratti di paleo-alvei (con direzione prevalente N/NW-S/SE e probabilmente attivi durante la deposizione del grande conoide postglaciale atesino) nell’area compresa fra la SS.11, Via Lugagnano e Via del Cason. In sintesi, il mosaico ambientale del territorio di S.Massimo evidenzia antichi, complessi e fragili equilibri idrogeologici che andrebbero meglio compresi e tutelati, anche con l’adibizione a parco urbano di cave storiche dismesse la cui stratigrafia potrebbe permettere di visualizzare, anche a livello divulgativo, la sequenza clima-ambiente degli ultimi 10.000 anni circa.

 

alcune immagini per meglio capire….

Fig. 1: Carta Geologica del Comune di Verona (1977) – dettaglio del tratto comprendente il grande paleoalveo scavato dall’Adige post-glaciale, largo circa 4 km fra la scarpata di San Massimo e Ponte Pietra.

 

Fig. 2: Carta Idrogeologica del Comune di Verona (1977) – dettaglio del tratto comprendente il grande paleoalveo scavato dall’Adige post-glaciale, fra Ponte Pietra e la scarpata fluviale di San Massimo – Le frecce nere evidenziano la presenza di paleo-meandri sepolti, come quello che ha intagliato il “golfo fluviale” sottostante all’abitato di San Massimo.

 

Fig. 3: Profilo della sezione geo-stratigrafica fra Via Don Trevisani e Via Mameli , evidenziante le proporzioni dell’antica scarpata fluviale su cui si affaccia l’abitato di San Massimo e l’ampiezza della grande paleoalveo scavato dall’Adige postglaciale. A destra, il profilo della collina alluvionata dai sedimenti atesini suggerisce la presenza di una scarpata mediamente alta circa 80-100 metri, che può coincidere sia con fenomeni erosivi fluvio-glaciali atesini (avvenuti nel Quaternario medio e/o antico), sia con la lunga “fascia di deformazione” sepolta che probabilmente segna il limite fra la subsidenza della fossa padana e l’orogenesi alpina (entrambe presumibilmente ancora attive).

 

 

Si ringrazia il dott. Roberto Zorzin per aver permesso la riproduzione delle mappe, modificate da:
– DE ZANCHE V., SORBINI L., SPAGNA V., 1977, Geologia del territorio del Comune di Verona, Memorie Museo Civico Storia Naturale Verona, II° serie, Sez.Sc.Terra, n.1, Verona.

 

Bibliografia consultata

CARMINATI E., DOGLIONI C., SCROCCA D., 2006: I fragili equilibri della Pianura Padana, in “Le Scienze”, n. 449, pp. 86-94, Milano.
CARTON A., PIACENTE S., SPAGNA V., 1984: I terremoti: una scienza, una cultura, “Quaderni Naturalistici”, Mus.Civ.St.Nat.Verona-Cassa Risp.Verona.
CHELIDONIO G., 2006: Illasi e Mezzane : appunti sulle tracce paleolitiche, in “Cimbri”, La Grafica Editrice, Lavagno, in stampa.
CHELIDONIO G., MENEGHEL M., SALZANI L., 1999: Tracce di frequentazione perifluviale tardo- preistorica fra l’area urbana di Verona e la bassa Valpantena (Verona). in “Annali Benacensi”, Atti Convegno Museo di Cavriana(MN), in stampa.
DE ZANCHE V., SORBINI L., SPAGNA V., 1977: Geologia del territorio del Comune di Verona, Memorie Museo Civico Storia Naturale Verona, II° serie, Sez.Sc.Terra, n.1, Verona. GALLI P., 2006: I terremoti del gennaio 1117. Ipotesi di un epicentro nel cremonese, in “Il Quaternario”, 18(2), pp. 87-100, Roma.
ZAMPIERI D., ZORZIN R., 1993: L’aspetto stratigrafico, in “Geologia ed idrogeologia degli acquiferi veronesi”, a cura di L.Sorbini, Mem.Mus.Civ.St.Nat.Verona, II° serie, Sez.Sc.Terra, n.4, pp. 23-26, Verona.