Visita a BOSCOINCITTA’ – Milano (2006)

novembre 2006 – visita a Boscoincittà e Parco delle Cave a Milano
Hanno partecipato alcuni componenti rispettivamente di:

  • Comitato “Un Parco per la città”
  • Associazione Italia Nostra
  • Consiglieri comunali

i siti web del parco delle cave e del boscoincittà a Milano

 

le riflessioni di un partecipante : “UNA CAVA COME LABORATORIO EDUCATIVO PER LA MEMORIA UOMO-AMBIENTE” (a cura di Giorgio Chelidonio)

le riflessioni di un partecipante : “Spunti di riflessione dopo la visita a Boscoincittà – Parco delle cave di Milano” (a cura di un componente del comitato)

le riflessioni di un partecipante : “Riflessioni scritte in seguito alla visita al parco Boscoincittà – Milano” (a cura del Il Presidente della 4° commissione Urbanistica – territorio – ambiente)

Alcuni ‘lavori’ di disboscamento! (2005)

da l’Arena del 20 febbraio 2005

Sempre lo stesso giorno, da l’Arena del 20 febbraio 2005

aprile 2005: si scoprono vecchi accumulatori al piombo abbandonati sul fondo del parco (ne sono stati contati 60 !) ormai in condizione di avanzato degrado

luglio 2005 : A cura della proprietà vengono posizionati 4 “box da cantiere” e vengono svolte operazioni di “pulizia” (sradicamento !)

il 15 luglio 2005 si presenta una formale richiesta al corpo di polizia urbana per sapere se le operazioni di disboscamento in atto siano REGOLARI e comunque note agli organi preposti
nella risposta a cura del CORPO FORESTALE REGIONALE si noti che si fa riferimento a un sopralluogo “celere” e fotografie aeree vecchie di 2 anni! (da tempo esistono sul web strumenti per consultare foto satellitari recentissime…)

MA BEN PIU’ GRAVE, dal nostro punto di vista, è quanto emerge successivamente tra le righe:
il 25 luglio 2005 la ditta AREA, titolare del terreno, richiede al settore Forestale, la RIDUZIONE DELLA SUPERFICIE BOSCATA PER LA REALIZZAZIONE DI INIZIATIVE EDILIZIE ALL’INTERNO DELL’AREA

alcune domande : alla data di emissione della lettera sottostante, la ex-cava aveva una estensione boscata SUPERIORE o INFERIORE a 6 ettari?

e nel tempo, i tre operai costantemente presenti nell’area della cava, hanno forse lavorato per ridurla???

interrogazione presentata in Consiglio Comunale il 19 ottobre 2005 circa i recenti lavori nell’ex-cava

Note geologiche

QUANDO SAN MASSIMO ALL’ADIGE ERA … NELL’ADIGE

a cura di Giorgio Chelidonio

La storia geologico-ambientale della porzione di pianura atesina su cui é sorto l’abitato storico di S.Massimo risulta ad oggi insufficientemente nota e/o divulgata, ma una semplice osservazione della “Carta geologica del territorio del Comune di Verona” (De Zanche V., Sorbini L., Spagna V, 1977), prezioso strumento di conoscenza tuttora semisconosciuto ai veronesi, ci mostra S.Massimo affacciato sul bordo di una antica scarpata fluviale (con andamento N/S e successiva ansa curvilinea verso Est) che sale dalle quote di 58-61 metri s.l.m. di Via S.Marco ai 75-82 metri s.l.m. di Via Lugagnano.

Questa morfologia rappresenta il margine S/W della riva destra dell’Adige tardo-preistorico, che divagava su un alveo ampio circa 4 km nel tratto posto fra S.Massimo e Ponte Pietra.

Tentando di riassumere una breve descrizione divulgativa di questa antica porzione di pianura articolata in vari terrazzamenti fluvio-glaciali, per quanto riguarda gli strati superficiali si può distinguere:

la “spianata di S.Zeno” dove le ghiaie atesine risultano ricoperte da uno spessore di limi, di origine sia fluvio-glaciale che eolica (i cosiddetti löess, polveri diffuse dai venti durante le fasi climatiche aride glaciali), anche di 3 metri;
la porzione di “alta pianura”, posta fra S.Massimo e Via Lugagnano, nella cui stratigrafia i primi 50 cm. circa dovrebbero corrispondere a terreni argillo-sabbiosi bruno-rossastri contenenti ciottoli atesini (rocce metamorfiche) alterati e associati alla dissoluzione quasi completa di quelli carbonatici (rocce sedimentarie).

Per quanto riguarda l’età di questi due principali elementi morfologici del paesaggio locale, numerose osservazioni effettuate nel territorio comunale di Verona successivamente alla pubblicazione della suddetta carta geologica ne suggeriscono la formazione dovuta a sedimentazioni alluvionali post-glaciali:

successive al III millennio a.C. per la “spianata di S.Zeno”, cioè al grande alveo scavato dal grande Adige tardo-preistorico al cui corrente aveva invaso anche le porzioni meridionali dei fondovalle lessinei, come risulta dalle ghiaie deposte al centro della bassa Val Pantena (es. a S.Felice Extra, a quote di circa 60 metri s.l.m.);
posteriori a 14.500 anni fa circa, data oggi proposta per l’inizio della deglaciazione dei territori sud-alpini.

Risulta intuitivamente comprensibile che lo scioglimento (rapido in termini geologici) dei ghiacciai del Garda e dell’Adige (quest’ultimo raggiungeva sopra Trento i 1500 metri di spessore) possa aver deposto il grande conoide ghiaioso a sud di Rivoli, e che si raccorda con le morene gardesane nell’alta pianura (nel nostro caso fra S.Massimo, Lugagnano e i primi rilievi , morenici di Sona).
Il limitato spessore di alterazione può essere riferito alla pedogenesi (dissoluzione bio-chimica dei calcari derivata da acidi umici prodotti da coperture forestali più o meno intense, più o meno prolungate) avvenuta nella fase climatica temperata-calda-umida detta “Atlantico” o “optimum climatico” (fra 6200 e 4700 anni fa circa, corrispondente alla massima espansione sia del querceto misto e che del limite forestale oltre i 2000 metri di quota).

Ma un ben più antico e complesso “paesaggio sepolto” sotto le alluvioni terrazzate atesine é suggerito da:

i 350 metri di sedimenti alluvionali che a Villafranca (pozzo Agip aperto a quota 60 metri s.l.m.) coprono le sabbie marine deposte nel “golfo” che ancora 1,43 milioni di anni costituiva la continuazione N/W del mare Adriatico;
il non raggiungimento di strati rocciosi in nessuna perforazione per pozzi nell’area comunale in destra Adige, evidenza che ha fatto ipotizzare uno spessore di almeno 200 metri di sedimenti alluvionali corrispondenti ai depositi atesini degli ultimi 500 mila anni circa. A questo proposito pare utile ricordare che negli ultimi 740.000 anni la Terra ha subito 8 principali oscillazioni climatiche;
la lunga “fascia di deformazione” neotettonica (quella che si é supposto legata al “terremoto di Verona” che il 3 gennaio del 1117 distrusse quasi tutti gli edifici urbani) orientata N/W-S/E sepolta nei depositi alluvionali sotto al limite attuale fra collina (es. le rocce mioceniche che affiorano a nord di Via Mameli) e la pianura atesina post-glaciale. Questa antica frattura geologica é probabilmente collegata al duplice influsso della subsidenza del bacino padano, sotto cui la crosta terrestre tuttora sprofonda ad una velocità media stimata di 1 metro ogni mille (CARMINATI, DOGLIONI E SCROCCA, 2006), e il contemporaneo sollevamento alpino.

Infine, la “Carta di morfoconservazione a indirizzo geotecnico del territorio comunale di Verona” (DE ZANCHE V., SORBINI L., SPAGNA V., 1977) evidenzia nettamente (fig. 2) un paleo-alveo sepolto proprio sotto il margine dell’antica scarpata fluviale su cui si affaccia l’abitato di S.Massimo, oltre ad alcuni tratti di paleo-alvei (con direzione prevalente N/NW-S/SE e probabilmente attivi durante la deposizione del grande conoide postglaciale atesino) nell’area compresa fra la SS.11, Via Lugagnano e Via del Cason. In sintesi, il mosaico ambientale del territorio di S.Massimo evidenzia antichi, complessi e fragili equilibri idrogeologici che andrebbero meglio compresi e tutelati, anche con l’adibizione a parco urbano di cave storiche dismesse la cui stratigrafia potrebbe permettere di visualizzare, anche a livello divulgativo, la sequenza clima-ambiente degli ultimi 10.000 anni circa.

 

alcune immagini per meglio capire….

Fig. 1: Carta Geologica del Comune di Verona (1977) – dettaglio del tratto comprendente il grande paleoalveo scavato dall’Adige post-glaciale, largo circa 4 km fra la scarpata di San Massimo e Ponte Pietra.

 

Fig. 2: Carta Idrogeologica del Comune di Verona (1977) – dettaglio del tratto comprendente il grande paleoalveo scavato dall’Adige post-glaciale, fra Ponte Pietra e la scarpata fluviale di San Massimo – Le frecce nere evidenziano la presenza di paleo-meandri sepolti, come quello che ha intagliato il “golfo fluviale” sottostante all’abitato di San Massimo.

 

Fig. 3: Profilo della sezione geo-stratigrafica fra Via Don Trevisani e Via Mameli , evidenziante le proporzioni dell’antica scarpata fluviale su cui si affaccia l’abitato di San Massimo e l’ampiezza della grande paleoalveo scavato dall’Adige postglaciale. A destra, il profilo della collina alluvionata dai sedimenti atesini suggerisce la presenza di una scarpata mediamente alta circa 80-100 metri, che può coincidere sia con fenomeni erosivi fluvio-glaciali atesini (avvenuti nel Quaternario medio e/o antico), sia con la lunga “fascia di deformazione” sepolta che probabilmente segna il limite fra la subsidenza della fossa padana e l’orogenesi alpina (entrambe presumibilmente ancora attive).

 

 

Si ringrazia il dott. Roberto Zorzin per aver permesso la riproduzione delle mappe, modificate da:
– DE ZANCHE V., SORBINI L., SPAGNA V., 1977, Geologia del territorio del Comune di Verona, Memorie Museo Civico Storia Naturale Verona, II° serie, Sez.Sc.Terra, n.1, Verona.

 

Bibliografia consultata

CARMINATI E., DOGLIONI C., SCROCCA D., 2006: I fragili equilibri della Pianura Padana, in “Le Scienze”, n. 449, pp. 86-94, Milano.
CARTON A., PIACENTE S., SPAGNA V., 1984: I terremoti: una scienza, una cultura, “Quaderni Naturalistici”, Mus.Civ.St.Nat.Verona-Cassa Risp.Verona.
CHELIDONIO G., 2006: Illasi e Mezzane : appunti sulle tracce paleolitiche, in “Cimbri”, La Grafica Editrice, Lavagno, in stampa.
CHELIDONIO G., MENEGHEL M., SALZANI L., 1999: Tracce di frequentazione perifluviale tardo- preistorica fra l’area urbana di Verona e la bassa Valpantena (Verona). in “Annali Benacensi”, Atti Convegno Museo di Cavriana(MN), in stampa.
DE ZANCHE V., SORBINI L., SPAGNA V., 1977: Geologia del territorio del Comune di Verona, Memorie Museo Civico Storia Naturale Verona, II° serie, Sez.Sc.Terra, n.1, Verona. GALLI P., 2006: I terremoti del gennaio 1117. Ipotesi di un epicentro nel cremonese, in “Il Quaternario”, 18(2), pp. 87-100, Roma.
ZAMPIERI D., ZORZIN R., 1993: L’aspetto stratigrafico, in “Geologia ed idrogeologia degli acquiferi veronesi”, a cura di L.Sorbini, Mem.Mus.Civ.St.Nat.Verona, II° serie, Sez.Sc.Terra, n.4, pp. 23-26, Verona.

Flora e Fauna

La flora e la fauna del BOSCO all’interno della ex-cava SPEZIALA

L’ex cava Speziala con una ordinanza del 2005 dell’Azienda Regionale Foreste Veneto, è ora considerato un bosco a tutti gli effetti e come tale va tutelato a norma di legge.

Il bosco si estende all’interno di una vecchia cava di ghiaia dismessa a Ovest dell’abitato di San Massimo frazione di Verona.

Detto bosco attualmente conserva un patrimonio unico nel suo genere, visto che ormai la troppa antropizzazione (la modifica a causa delle attività umane) del territorio, vuoi per usi civili che per usi commerciali e artigianali, ha portato questa zona ad un impoverimento boschivo, con la conseguenza ovvia della scomparsa di molte specie di animali.

Fino a qualche decennio fa, nelle zone agricole intorno a San Massimo, erano presenti numerosi siepi, che fungevano da confine tra una proprietà e l’altra, queste siepi ospitavano uccelli tipici, come per esempio: capinere, cardellini, usignoli, scriccioli, peppole, lucherini, verzellini, verdoni, cince e tante altre ancora, tra i notturni erano presenti uccelli come l’assiolo e la civetta, tra i mammiferi erano diffusi i mustelidi (faina e donnola) e altre specie come il riccio, la volpe e la lepre.

Tutte queste specie di animali citate sono solo una piccola parte di animali che vivevano nelle nostre siepi, con la scomparsa di questi piccoli ecosistemi si sono rifugiati in un unico grande ecosistema che è il bosco di Cava Speziala.

Difatti questo bosco ospita ora una varietà interessante di piante e arbusti che hanno trovato, dopo un ventennio di crescita indisturbata, un equilibrio tale da poter affermare che per gli abitanti del quartiere è diventato una “fabbrica di ossigeno”.

Ritornando alle piante presenti nel bosco di Cava Speziala, si possono trovare tutte quelle che testimoniavano la presenza di grandi boschi che si estendevano nel territorio fino a qualche centinaia di anni fa. Gli alberi più comuni sono l’olmo, la quercia, il frassino, il pioppo bianco, il pioppo nero, l’acero campestre, il salice, la rubina, il carpino.

Il sottobosco è ricco di una vegetazione varia che dà possibilità di ospitare una numerosa microfauna, un esempio per tutti sono le numerose farfalle che hanno trovato in questo bosco l’ultimo rifugio.

Per quanto riguarda i volatili possiamo dire che all’interno del bosco trovano un habitat ideale per la sosta durante le loro migrazioni, non è da escludere infatti, che il bosco attualmente possa ospitare temporaneamente molte specie di uccelli migratori che da nord si dirigono a sud e viceversa, visto che la nostra provincia di Verona (Val d’Adige e Brennero) è la porta di un corridoio naturale per le rotte dei migratori.

Un elemento che purtroppo manca al bosco di Cava Speziala è l’acqua, se fosse presente questo elemento, sicuramente il bosco avrebbe un valore aggiunto al suo ecosistema, si può benissimo sostenere che la presenza di uno o più stagni all’interno del bosco farebbe aumentare la presenza di altri animali, come pesci, anfibi e uccelli tipici del mondo acquatico.

Questo patrimonio boschivo è l’ultima testimonianza da gestire e tutelare per le prossime generazioni, è impensabile che i nostri figli possano crescere senza dare un nome ai principali essere viventi che li circondano, una pianta quindi non sarà più per loro solo una albero qualsiasi ma avrà un nome che lo identifica e lo distingue.

Il bosco di Cava speziala deve essere tutelato anche per questo importante motivo, può essere usato da noi come un grande libro aperto dove ritrovare l’armonia con la terra origine della nostra esistenza.

Il progetto di parco per il quartiere

IL PROGETTO che vogliamo : il CENTRO DI ECOLOGIA URBANA nel PARCO SPEZIALA

il progetto per la costituzione del parco , preparato nel 2002 dall’arch. Zinnamosca

una sezione del progetto :

la planimetria dell’intera area :

 

Inoltre nel 2004 il Comune di Verona ha pubblicato il cosiddetto “Progetto Bandiera”, una cornice in cui inquadrare le scelte strategiche urbanistiche
In questo contesto viene esplicitamenete richiamato il progetto di “riqualificazione e valorizzazione”
ecco alcuni dettagli del Progetto Bandiera

Il ‘Progetto Bandiera’ del Comune di Verona (2004)

Il Progetto Bandiera del Comune di Verona

Nel 2004 il Comune di Verona aveva pubblicato il cosiddetto “Progetto Bandiera”, una cornice in cui inquadrare le scelte strategiche urbanistiche.
In questo contesto veniva esplicitamente richiamato il progetto di “riqualificazione e valorizzazione” relativo alla ex-cava Speziala

Lettera aperta alle personalità di Verona (2004)

Si prepara una “lettera aperta” per “un parco per la città” che sarà sottoposta ad alcune personalità del quartiere e della città

I principali sottoscrittori della lettera aperta del Novembre 2004

Il 30-10-2004, nuovamente, ai consiglieri di circostrizione, comunali e provinciali viene ricordato : “Alcuni motivi per cui la cava Speziala NON VA RIEMPITA!”

Si prepara una “lettera aperta” per “un parco per la città” che sarà sottoposta ad alcune personalità del quartiere e della città
 
 
novembre 2004, i principali sottoscrittori della lettera aperta  


30-10-2004, nuovamente, ai consiglieri di circostrizione, comunali e provinciali viene ricordato : “Alcuni motivi per cui la cava Speziala NON VA RIEMPITA!”
 

Il Consiglio Comunale rifiuta il ‘piano Cave’ (2004)

La giunta Comunale di Verona dà un parere negativo al “piano cave” della regione

da L’arena del 8 aprile 2004

Richiesta di convocazione consiglio comunale del 15 aprile 2004

 

l’esito del consiglio comunale, che (pur essendo solo organo consultivo) ha bocciato il piano cave regionale

Una scolaresca delle scuole elementari di S.Massimo visita le ex-cave di Martellago, ora diventate parco (vedi il sito dei laghetti di Martellago )

Anno Duemila (2000)

La Regione veneto emana un regolamento circa le discariche. In particolare e’ da notare: distanza di almeno 150 metri se trattasi di rifiuti speciali

Si rammenta ancora una volta alle amministrazioni pubbliche che esiste un progetto per un parco (del 1995) desiderato dalla popolazione (quasi 2000 firme)

A seguito di ulteriori ipotesi di utilizzo dell’area per farne una discarica di fanghi di marmo e resine (come già avvenuto nella ex-cava “Friuli”), il comune di S.Giovanni Lupatoto esprime la sua contrarietà.

Sempre il Comune di S.Giovanni Lupatoto presenta un convegno sull’acqua.

Una ulteriore denuncia per scarichi abusivi

Lettere anonime e denuncie (1999)

La Regione Veneto prende atto che una porzione è già boscata ed è inoltre in fase espansiva (Giugno 1999)

 

Luglio 1999 – l’associazione ITALIA NOSTRA chiede alla amministrazione Comunale:

Sempre in estate una lettera anonima arriva al comitato…

Stanti le gravi affermazioni, ne è stato fatto un esposto alla magistratura.

Nel frattempo qualcuno si permette di considerarla ancora una discarica…

ma intanto ….

(maggio 1999, nella ex-cava Speziala la vegetazione spontanea ha già coperto una vasta area, con oltre 6000 alberi)

“l’Arena di Verona”, giugno 1999 : un “recupero” di una cava di 2000 anni fa…

Ancora richieste di acquisizione dell’area da parte del Comune e modifica del PRG